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PITTURA

LeoNilde Carabba, una vita nell'arte
L'artista compie nel 2011 cinquant'anni di carriera artistica densi di incontri, separazioni, svolte stilistiche e trasformazioni: dalle avanguardie degli anni '60 e '70 alla simbologia del profondo

CarabbaCarabba













LeoNilde Carabba
"Victory in the Starry Night"
100 x 100 cm (1983)
Collezione Serena Castaldi, Bolinas, CA.





SESTO SAN GIOVANNI - Raccontare il percorso nella vita e nell'arte di un artista è una sfida che permette di osservare con stupore e rispetto i numerosi fili che, intrecciandosi, hanno ricamato nel tempo la tela del destino di un uomo e della sua opera.
E' ciò che accade seguendo le tappe del cammino di LeoNilde Carabba: classe 1938, esordi nella Milano artistica degli anni '50 e '60 con il supporto e l'influenza formativa di Lucio Fontana, Hsiao Chin, Enrico Baj, Roberto Crippa, Castellani, Turcato, Bonalumi, Christo, Tancredi, Jean Fautrier, Piero Manzoni, Pino Pascali, Carla Accardi.
Pubblica saggi e recensioni sulle riviste GALA e AL-2; partecipa al Movimento delle Donne; si trasferisce a Bolinas in California; infine a Milano.
Le sue opere sono presenti in numerosi musei, collezioni private, pubblicate e recensite in decine di riviste, antologie e cataloghi; tiene mostre personali e collettive in tutto il mondo.
Una donna che ha sposato la propria creatività e un'artista che ha saputo rinnovarsi nel tempo, che a 72 anni vive ancora la creazione come una straordinaria opportunità di conoscenza.

Come hai scoperto la pittura e quali sono stati i momenti "decisivi" nella tua carriera?
E' stato nel 1957 al Liceo Internazionale: la professoressa di francese, Anna Reslieri, fece due lezioni sull'impressionismo francese con proiezioni di diapositive e per me fu un innamoramento a prima vista, ma poiché la mente è lineare - ed essendo stata bocciata in disegno in tutti gli anni delle medie - pensavo: "Non so disegnare, ma so scrivere perciò farò il critico d'arte".
Ma poi la passione ha sbaragliato tutte le resistenze e nel 1959, quando già lavoravo in pubblicità come copywriter, ho cominciato a dipingere.
In un testo per "Fluttuaria" del 1987 scrivevo e confermo ora: "E' una passione. Una folgore. Una rivelazione. So che è il mio Medium".
Quanto ai momenti decisivi, direi che sono stati la mia personale al Cenobio di Milano nel 1964, presentata da Enrico Baj, Roberto Crippa e Lucio Fontana; la personale alla Vismara di Milano nel 1967, mostra visitata anche da Peggy Guggenheim (peccato non ne sia rimasta traccia); e poi nel 1969 alla Cadario di Caravate la mostra "Il segno e l'oggetto" a cura di Walter Schönenberger, che divideva gli artisti più importanti del momento in due gruppi, uno discendente da Fontana - in cui si potevano vedere, oltre a Fontana stesso, Getullio Alviani, Enrico Baj, Agostino Bonalumi, Lucio Del Pezzo, Otto Piene ed altri - e uno discendente da Bruno Munari - con opere di Munari, Nilde Carabba (mi sono firmata Nilde fino alla fine degli anni '70), Enrico Castellani, Mario Ceroli, Henz Mack, Mario Schifano, Angelo Verga, Ettore Sordini, Arturo Vermi. In tutto 37 artisti di cui una sola donna.

Rifrazione della luce e simbologia del profondo: di che cosa si tratta e come sono entrati nella tua pittura questi due elementi?
La rifrazione della luce è entrata alla fine degli anni '60 ed è semplicemente quello che accade quando sei in macchina e con i fari illumini un cartellone stradale, che sembra letteralmente accendersi.
Bene, io avevo notato questo fatto e sono andata in giro per ditte per capire come veniva realizzato e così sono entrate nella mia vita d'artista le microsfere di vetro che, spolverizzate sul colore acrilico ancora bagnato, riflettono la luce.
Il mio intento allora era far sì che il fruitore diventasse attivo nella visione e volevo farlo senza mezzi meccanici.
Più tardi nel tempo mi sono resa conto che la luce diventava La Luce e Riccardo Barletta, in un suo testo del '69, lo aveva previsto:"All'esteta domandatesi se i quadri della Carabba sono belli o brutti, si può rispondere che essi cercano una verità, non una bellezza.
Al designer ricercante una comunicazione visiva, si può dire che essi vogliono contestare l'occhio, la visione. L'occhio è qui l'anticamera di un'operazione che va al di là di esso.
Nilde Carabba chiede all'arte un contenuto oltre la sensazione che risolva la crisi antropologica sua e dei suoi contemporanei.
In concreto, analogamente al "mandala", produce un oggetto che, sviluppando la contemplazione e la concentrazione, ecciti gli uomini a questi esercizi ormai disusati.
Lo scopo è chiaro e preciso. La strada è lunga, difficile ed irta. L'illuminazione - lo scopo del buddismo - viene qui raggiunta soprattutto sul piano oggettivo".
Essendo una persona complessa, giorni fa scrivevo ad un'amica: "Io, come sai, sono un'artista complessa e mi fa molto piacere che tu veda chiaramente la mia complessità e la mia audacia. Il modo in cui ho vissuto la mia vita, alla costante ricerca di un'integrazione del maschile e del femminile, della ragione e della passione, non mi hanno consentito di rimanere, come negli anni '70, totalmente Apollinea (il ché avrebbe reso la mia vita più semplice), ma mi hanno spinto con forza verso nuovi territori.".

Tutto questo ed altro ancora mi ha portato nel luglio del '76 ad iniziare il primo gruppo reichiano con Alberto Torre, a cui si è aggiunta poi un'analisi individuale junghiana con Rossana Mannini.
Sono durati circa quattro anni e in coda a questi sono andata in India, a Poona. Ma per restare alla tua domanda, i simboli del profondo sono già presenti inconsciamente nella mia ricerca artistica già dagli anni '60, ma poi, con l'analisi junghiana, il cui scopo principale è l'individuazione del sé, sono diventati consci.

Creazione dell'opera d'arte ed esposizione: ovvero introversione ed estroversione. Come riesci a conciliare due attitudini così diverse?
Sono due facce della stessa medaglia. L'importante, come sempre, è non eccedere. Io mi apro così tanto alla relazione, alle relazioni, che poi ho bisogno di tanto spazio da sola per non perdere il "Centro".

Che cosa rappresenta il "femminile nell'arte" per te?
Le donne, se non sono colonizzate, sono per loro natura più complesse degli uomini. Quando dico che non ho potuto rimanere Apollinea, intendo che la forza del mio femminile ha sbaragliato la corazza che mi ero creata per vivere nel mondo dell'uomo.
Sempre nel testo per "Fluttuaria" dicevo: "Alcuni dei miei quadri di allora luminosi, equilibrati e preziosi mi sembrano ora le grate di una prigione".
Al contempo, sia nella biografia sul mio sito che nel catalogo della "Musica delle Sfere" affermo: "...In contemporanea ad un profondo coinvolgimento nel Movimento delle Donne, il mio lavoro si libera dall'impianto geometrico, diviene più fluido e motivi di mari, cieli, alberi, descrizioni geologiche della crosta del pianeta si impongono nelle mie tele, sempre più vaste".
Quindi per riassumere direi che per me il "femminile nell'arte" ha fatto entrare la complessità, la natura, l'emozione, il desiderio di coinvolgere e di scuotere menti e cuori.

Quest'anno si celebrano le tue nozze d'oro con la pittura: cosa ti senti di aver raggiunto e che cosa ti aspetti ancora dal futuro?
Se l'attrazione per l'Arte è avvenuta in un momento di gioiosa spensieratezza e di apprendimento, il vero e proprio dipingere è iniziato in un momento di grave crisi esistenziale.
Si può dire che sono partita disperata e sono diventata celebrante; sono partita spezzata e sono diventata integra e intera.
Certo la pittura è stato il centro di gravità della mia vita, ma sono "donna di passioni", ho avuto molti amori e non solo per persone, ma anche per situazioni sociali, primo il Movimento delle Donne, poi l'Iniziazione con Osho, e ancora il mio incredibile trasferimento a Bolinas, in California, dove sono andata per un viaggio di due mesi e sono rimasta cinque anni.
E' stato un forte segnale dell'Universo che mi ha indotta a tornare, quando è bruciata una casa nel marzo del 1987 con un anno e mezzo del mio lavoro.
Nella prossima Gallery li metteremo tutti, come nel mio sito, con il sottotitolo: "Perito in un incendio".
Tutto questo percorso intricato, simile ad una gimcana, a volte mi è sembrato un po' pazzesco, ma poi ho visto che sul piano della salute psichica e fisica ho raggiunto un equilibrio che mi dà la forza lavoro di una trentenne e una sete di progettualità che non si estingue mai.
Dal futuro mi aspetto molto: un rilancio della mia presenza sul mercato ed una vita più agevole dal punto di vista finanziario, così che possa dedicarmi con estrema totalità alla mia Opera.

www.leonildecarabba.it


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Daniela Bestetti
(23 febbraio 2011)



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