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ASTROLOGIA

L'equinozio d'autunno: porta magica
L'evento astrologico, pittorico e musicale curato da Chameli nel WIA festival 2011 diventa un articolo per spiegare il simbolo dell'equinozio d'autunno: un legame fra il ritrarsi dell'energia fecondatrice primaverile - la "morte del sole" durante la stagione fredda - e il rivolgersi all'interno della psiche in cerca di una luce, di un sole interiore per rigenerarsi, come se l'inverno non fosse in realtà che una gestazione

Equinozio d'autunno MILANO - Cominciamo ripassando cosa è un equinozio... La parola deriva dal latino e significa "notte uguale al giorno".
Si tratta di un evento astronomico fondamentale e di una delle quattro porte simboliche dell'anno - gli equinozi e i solstizi - ovvero i giorni che segnano i grandi cambiamenti stagionali influenzando la vita dell'intero pianeta.
Durante l'equinozio d'autunno il Sole si muove ogni anno da nord a sud nel suo percorso apparente lungo l'eclittica (nell'equinozio primaverile ci sarà il movimento inverso), incrocia perpendicolarmente il piano dell'equatore celeste (proiezione di quello terrestre sulla sfera celeste) e crea un punto che dà nome all'evento.
L'equinozio, pertanto, è un momento preciso e non il giorno intero che per estensione ne prende il nome.
Chi volesse approfondire l'aspetto astronomico può documentarsi su internet, o rispolverare la memoria scolastica.
Ciò che ci interessa dal punto di vista astrologico, e quindi della corrispondenza tra eventi celesti e umani, è che queste porte simboliche influenzano, ognuna con le proprie peculiarità, la nostra vita quotidiana.
Gli equinozi si inseriscono in un periodo in cui cambia drammaticamente la proporzione tra le ore di luce e buio, dopo aver raggiunto un'apparente parità.
I solstizi rappresentano la massima e minima declinazione del Sole nel cielo. Come ormai sappiamo dagli studi scientifici sugli effetti psicologici della luce, essa definisce anche l'attività del nostro cervello, spiegandoci con linguaggio scientifico ciò che come genere umano intuitivamente e astrologicamente abbiamo sempre saputo.
Nell'emisfero settentrionale l'equinozio d'autunno cade generalmente o il 22 o il 23 Settembre.
Questo punto di incrocio che l'astro solare segna tra eclittica ed equatore celeste è anche chiamato punto della Bilancia, intendendo come Bilancia il segno zodiacale, che in questo caso è anche simbolo dell'equilibrio tra luce e buio. I simboli zodiacali (divisioni matematiche dell'eclittica in parti uguali da 30° che non corrispondono alle reali costellazioni celesti), cioè i segni come li conosciamo dagli oroscopi alla fine del giornale, sono l'elaborazione antichissima dei cicli stagionali con le loro caratteristiche primarie di caldo e freddo, secco ed umido. Sono infatti dodici, come i dodici mesi dell'anno, e si dividono in quattro elementi: aria, fuoco, terra e acqua.
Ogni equinozio e solstizio cade in un mese di elemento diverso dal punto di vista astrologico.
Nell'antichità questi avvenimenti celesti sono sempre stati considerati momenti speciali da celebrare pubblicamente.
Nel caso specifico gli equinozi erano i giorni nei quali le potenti forze di luce e tenebra sembravano mostrarsi in perfetto equilibrio.
E' intuitivo che questa suddivisione tra luce e buio abbia dato origine alla suddivisione di bene e male che è alla base della percezione umana del mondo.
Il sistema astrologico affonda le sue radici in tempi remoti, dove era ancora ben chiaro quanto dipendessimo dai fenomeni naturali, fatto ovviamente ancora vero, ma di cui ci ricordiamo solo nel caso di eventi catastrofici. Allora, per un breve periodo psicologicamente tollerabile, le nostre coscienze realizzano che abitiamo in un mondo dove dipendiamo dagli agenti atmosferici e in cui la vita è possibile in una ben precisa fascia di temperatura e non sotto o sopra di essa.
Nella vita del contadino era di importanza lampante essere in sintonia con le forze cosmiche, con le fasi della luna e con quelle del sole e quindi coi ritmi delle stagioni.
L'uomo delle culture contadine sentiva la sua interconnessione creativa col Tutto cosmico, l'interazione indissolubile fra il suo intervento creativo nel paesaggio e le forze cosmiche ed atmosferiche, assecondando le quali, plasmava e utilizzava l'ambiente circostante.
L'uomo contemporaneo, razionale ed individualistico, ha imparato a sottovalutare il suo legame con le stagioni grazie ai ritmi che può stabilire lui stesso con l'uso della tecnologia, che gli dà l'illusione pericolosa di essere ormai al di sopra dei cicli naturali.
Così luce e buio sembrano essersi ridotte al movimento di un dito sull'interruttore della corrente.
Per gli antichi, il levarsi del Sole ogni giorno rappresentava la vita stessa e la paura che non sorgesse veniva esorcizzata con riti appositi, si pensi solo al terrore che scatenavano le eclissi. Anche gli edifici di culto venivano costruiti con precisi orientamenti astronomici.
Perfino all'entrata del cristiano Duomo di Milano possiamo trovare ancora una meridiana.
Se guardassimo a terra all'ora del mezzogiorno solare, ecco che un fascio di luce proveniente dal soffitto della cattedrale indicherebbe l'ingresso del sole nei vari segni.
Se ci chiedessimo come mai siano potuti rimanere dei segni zodiacali in un tempio cattolico, dobbiamo ricordare che il Natale cade molto vicino al Solstizio invernale in Capricorno e che le storie del cristianesimo sono state sovrapposte a miti precedenti ormai considerati pagani, quelli nati appunto per dare un significato simbolico ai cicli stagionali.
Di fatto, sono svariati i miti che descrivono e tentano di spiegare i sei mesi annuali di morte della vegetazione che sono l'autunno e l'inverno.
Tratterò quello di Demetra e Persefone, riassumendo solo le linee essenziali ad esempio di una lettura della realtà.
Il mito ci racconta che Persefone fu rapita da Ade, dio degli inferi e del sottosuolo, invaghitosi di lei e deciso a farne la sua sposa e regina.
La madre di Persefone, Demetra, che era la dea della terra e della fertilità, disperata per la sparizione dell'amata figlia, smise di generare le forme di vita terrestri che davano sostentamento ai viventi, gettando l'intera creazione nel panico, compresi gli dei.
Quando sembrò che Demetra fosse riuscita a riottenere la figlia grazie all'intercessione di altre divinità, tra cui Ecate, Ade fece mangiare a Persefone un seme di melograno, cibo infero, legandola così per sempre al sottosuolo e a dover periodicamente tornare da lui.
I nostri antichi predecessori spiegarono così lo scorrere delle stagioni, poiché autunno ed inverno sono lo specchio della disperazione di Demetra nei sei mesi in cui Persefone, divisa tra l'amore della madre e quello del suo sposo oscuro, è costretta a tornare negli inferi.
Quelli sono i mesi in cui la terra triste e piena di nostalgia rifiuta di generare!
E' anche importante la simbologia del seme di melograno, che vincola la sposa al regno oscuro, poiché è al buio che la vita si prepara a risorgere.
Il buio invernale in realtà è parte integrante di un ciclo di generazione, nonostante il disagio fisico e le paure ataviche che suscita negli esseri umani.
In qualche modo non riusciamo a dare valore anche alla parte di contrazione di questo ciclo terrestre, che è in realtà premessa indispensabile per una nuova espansione.
Tendiamo infatti a dare valore solo alla luce e all'espansione, quando perfino il respiro, da cui dipende la nostra sopravvivenza, è fatto di espansione nell'ispirazione e contrazione nell'espirazione.
Ogni energia è guidata dalla legge universale di contrazione ed espansione: il giorno e la notte, l'inverno e l'estate, la nascita e la morte, il positivo e il negativo, il maschile ed il femminile. Si tratta di due parti del tutto, ma non riuscendo a vedere l'interezza del processo noi ci concentriamo solo sul positivo, sulla luce, credendo di poterci risparmiare l'inevitabile oscillazione del pendolo verso la contrazione.
Questo rompe il nostro ritmo naturale, nel tentativo di farci stare sempre bene, sempre felici, quando ovviamente è impossibile.
Dimentichiamo che le polarità, avvicendandosi ritmicamente, danno origine ad ogni cambiamento.
La paura della contrazione, del buio e della morte sono bene esemplificate in un'altra ricorrenza che è il giorno dei morti (l'anglosassone Halloween), che celebra il trionfo passeggero dell'oscurità sulla luce nel segno astrologico dello Scorpione, che infatti ha nel senso comune valenze abbastanza sinistre.
Anche qui gli antichi crearono un evento pubblico, allo scopo di esorcizzare i fantasmi di giornate buie in cui già di primo pomeriggio cala la notte, intirizzendo i corpi e spingendo la gente a restare in casa.
Ci avviciniamo a dimostrare che i cicli stagionali si accordano ai cicli psichici, ma la nostra cultura occidentale attualmente è segnata dal fatto che la rimozione del buio tramite la tecnologia corrisponde perfettamente al tentativo generale di rimuovere dalla coscienza la polarità della contrazione.
La luce artificiale, i molti mezzi per produrla, compresi quelli che rischiano di portarci al suicidio collettivo, ha una controparte nella negazione dell'oscurità interiore, che dovrebbe diventare invece un momento di intimità con noi stessi e di scoperta.
Come accennato per Halloween, in passato si tentava di fare esperienza del mistero della morte e della rinascita attraverso i riti, proprio perché l'uomo antico, a differenza di quello moderno, si poneva il problema di affrontare questi temi pubblicamente.
In Grecia gli equinozi prevedevano una celebrazione maestosa nei Misteri Eleusini, dedicati proprio a Demetra e alla sua storia.
Sofocle ci dice:"O tre volte felici i mortali che dopo aver contemplato questi Mysteria, scenderanno nell'Ade; solo loro potranno vivervi; per tutti gli altri tutto sarà sofferenza".
Nell'inno omerico a Demetra sono pronunciate invece le seguenti parole: "Felice chi possiede, fra gli uomini, la visione di questi Mysteria; chi non è iniziato ai santi riti non avrà lo stesso destino quando soggiornerà, da morto, nelle umide tenebre".
Perché venivano considerati beati gli iniziati ai misteri della morte?
Perché i greci sapevano bene, come ora è noto anche agli psicologi, che ignorare le forze della contrazione ha un prezzo elevato, proprio per via di come è strutturato l'animo umano. Queste forze sono inevitabili e si presenteranno, che lo vogliamo o meno.
Oggi l'unico modo che riconosciamo per affrontare questo buio interiore, che si presenta in tutti gli inevitabili passaggi difficili e luttuosi dell'esistenza, sono le psicoterapie, alcune delle quali, come la junghiana, non hanno perso il contatto con le antiche leggende e non hanno sottovalutato il valore di certe narrazioni mitiche capaci di trasmettere contenuti psichici significativi e utili.
Ma spesso affrontare questi temi è una lotta solitaria per pochi coraggiosi, disposti ad addentrarsi nella mente, oppure costretti a farlo dalla malattia psichica e dalla sofferenza interiore.
Ad Eleusi, invece, quando giungeva il momento dei grandi riti, tutti erano invitati, al di là dell'appartenenza sociale, purché parlassero la lingua greca e non fossero assassini. Vi si recava moltissima gente anche grazie ad un periodo di tregua di 55 giorni stabilito proprio per facilitare la partecipazione.
Purtroppo non sappiamo quale fosse il contenuto rituale dei Grandi Misteri, che si svolgevano tra Settembre-Ottobre, ma è intuitivo ritenere che consistessero in una drammatizzazione del mito della discesa agli Inferi di Persefone, quindi un'esperienza di buio e di tenebre cui seguiva una esperienza di luce, una trasformazione dello stato interiore nella direzione dell'unificazione con la divinità.
Pare, infatti, che alla fine del rito si contemplasse una spiga di grano. In seguito, la rinascita della vegetazione era l'aspetto mitico rivissuto nei Piccoli Misteri primaverili dell'equinozio d'Ariete, segnati da purificazioni, digiuni e sacrifici; ma era un aspetto considerato "piccolo", minore, rispetto alla fase dei Grandi Misteri in cui si poneva il seme spirituale della nuova nascita, il seme che deve morire per dare nuovamente origine alla vita.
Il simbolo dell'equinozio autunnale, quindi, ci dice che esiste un legame fra il ritrarsi dell'energia fecondatrice primaverile, ovvero l'apparente sofferenza e "morte del sole" fisico durante la stagione fredda, e il rivolgersi all'interno della psiche come in cerca di una luce, di un sole interiore.
Il freddo che avanza restringe le energie che si ritirano per rigenerarsi, come se l'inverno non fosse in realtà che una gestazione.
Ed è l'autunno, con la sua luce che svanisce, che ha ispirato agli antichi l'immagine della discesa agli Inferi, ossia il viaggio dell'uomo nella profondità più oscura del suo essere, dove trova quel materiale psichico che sboccia e fiorisce in creatività spirituale quando la luce solare torna più potente del freddo e del buio.
Nella tradizione iniziatica l'equinozio d'autunno si pone di conseguenza come un varco nello spazio-tempo che spinge alla meditazione, a rivolgersi all'interno e durante il quale la separazione tra ciò che è visibile e ciò che è invisibile si assottiglia sin quasi a scomparire, a mano a mano che le ore di buio prevalgono su quelle di luce.
In modo complementare l'equinozio di Ariete è la spinta della luce per ottenere il nuovo germogliare delle piante.
In astrologia si dice, infatti, che il sole è esaltato nel mese di Ariete, in quanto rinasce rinvigorito.
L'aspetto cosmico e quello interiore, il riflesso umorale e sensibile nell'umano, sono sempre collegati, poiché l'uomo è parte integrante del Tutto e non un essere nato per dominare la natura o sfruttarla. L'oscurità non è che una premessa per la luce ed anche per la scoperta della luce interiore dell'essere, svelamento che può avvenire solo quando i sensi, non distratti dall'esplosione primaverile ed estiva, si ritirano all'interno. La morte non è un finale, ma solo il segmento di un ciclo di rinnovamento.
Astrologicamente, il punto dell'Ariete - l'equinozio primaverile - è quindi lo spirito che si spinge nella materia per insufflarla di vita, mentre in Bilancia - punto dell'equinozio autunnale - lo spirito comincia il suo ritiro nella materia.
L'inverno è stagione meditativa, che spinge più verso l'interiorità che verso il mondo, quindi in astrologia, per risonanza, il segno dell'Ariete viene descritto come quello della veemente impulsività, mentre la Bilancia inclina i suoi nativi più verso la ponderazione.
Gli esseri umani riflettono dunque le caratteristiche della stagione in cui nascono: rose a maggio, fiori di lavanda in estate, ortensie in autunno e ranuncoli in inverno.
L'autunno è anche un momento di bilanci, come ci mostra il segno zodiacale d'aria della Bilancia che lo rappresenta.
Settembre era il mese in cui finiva il raccolto e si procedeva alla semina, dalla quale dipendeva la prosperità dell'anno a seguire, ed in cui era ormai noto quante risorse erano disponibili per affrontare l'inverno.
Di questo periodo dell'anno Elemire Zolla nella sua introduzione all'alchimia ci dice: "Cadevano ora le feste del solco dritto, la gran prova dell'equilibrio.
Si arano sotto la Bilancia i campi, perpendicolarmente ai solchi primaverili, come tracciando la trama sull'ordito, per arieggiare le glebe.
Si dà inizio al taglio dei boschi, adesso che il legno si indurisce. È ora di schivare i flutti: si appendono i timoni ad affumicare sotto la cappa del camino. Infine con il tramontare delle Pleiadi si spreme il miele dai favi."

Da queste righe vediamo come le attività umane nella loro ciclicità siano lo specchio perfetto di quelle atmosferiche, in quella indissolubilità di cui abbiamo perso coscienza.
Settembre è anche il momento della vendemmia, che una volta prevedeva le pigiature dell'uva a piedi scalzi.
Per analogia, secondo Zolla è il mese più adatto per cimentarsi nell'opera trasmutatoria, non solo dell'uva in vino ma anche quella derivante dall'incontro degli opposti complementari, che sono luce e buio dentro di noi...
Ed ora finiamo il viaggio con le parole di Marco Manilio, poeta romano in lingua latina, autore de gli Astronomica: "L'Ariete accoglie nei propri confini Febo (il sole), allorché quell'astro è a metà del cammino che compie per raggiungere il Cancro: tale segno divide così il cielo in maniera che una perfetta armonia regni tra luce e tenebra.
Provoca inoltre un profondo rinnovamento, comandando infatti al giorno, che nell'inverno era stato più breve della notte, di prendere il sopravvento, ed alla notte invece di piegarsi al giorno sino a che entrambi non abbiano raggiunto l'ardente segno del Cancro.
Sotto l'Ariete il mare comincia a calmare i propri flutti, la terra osa finalmente produrre ogni sorta di fiori, il bestiame e le varie stirpi d'uccelli, sparsi per le ricche campagne, s'affrettano ad amarsi ed a riprodursi.
Foglie verdeggianti rinascono da ogni parte, sicché la foresta echeggia di suoni armoniosi: tanta forza ha ritrovato la natura nuovamente svegliandosi dal suo torpore!
Dalla parte opposta splende la Bilancia, la quale possiede delle caratteristiche simili, essa pure sottomettendo il giorno e la notte ai vincoli d'una mutua uguaglianza.
In essa è però la notte, che precedentemente era stata più corta del giorno, ad iniziare a prendere il sopravvento sulla luce, conservandolo poi sino all'inizio dell'inverno.
In quella stagione, libero, pienamente maturo, si stacca dall'olmo ormai affaticato; le cantine vedono fermentare il prezioso mosto spremuto dai grappoli, ed ai solchi s'affidano i doni di Cerere, giacché la terra, rilassata dal tepore dell'autunno, è allora più favorevole a ricevere le sementi."

E un altro brano: "Ha poi grande importanza imprimere bene nella memoria l'attività di quei segni che, opposti gli uni agli altri, dividono il cielo in quattro parti uguali.
Essi son detti tropici poiché in loro si formano le quattro stagioni dell'anno, delle quali sciolgono infatti i nodi.
Essi rinnovano il cielo tutto, donandogli una nuova disposizione, portano con sé nuovi tipi di lavori e danno un nuovo volto alle cose.
Il Cancro splende alla sommità della zona estiva, donandoci i giorni più lunghi: questi poi decrescono, sebbene di poco, e quanto è tolto alla durata del giorno è aggiunto a quello della notte, di modo che la somma d'entrambi sempre resta invariata. Sotto di lui, il mietitore s'affretta a separare il grano dal fragile stelo che lo regge; nelle palestre ci si dedica a diversi tipi di esercizi ginnici, ed il mare, intiepiditosi, trattiene le sue acque in una favorevole calma.
Marte trascina allora alla cruenta guerra; i ghiacci non difendono la Scizia; la Germania, disseccatasi, si riversa in nuove terre, ed il Nilo rigonfio inonda le pianure.
Tale è lo stato della natura allorché Febo raggiunge il Cancro per formarvi il solstizio, scorrendo così nella più elevata regione del cielo.
Il Capricorno, dalla parte opposta, presiede al torpido inverno: sotto di esso si hanno infatti i giorni più corti e le notti più lunghe dell'anno.
Il giorno tuttavia s'accresce e la notte diminuisce, sempre comunque compensandosi nella durata dell'uno quanto viene sottratto a quella dell'altra.
In tale stagione il freddo indurisce le nostre campagne, il mare è inaccessibile, gli accampamenti sono deserti: le rocce stesse, coperte di nevi, paiono non poter sopportare i rigori dell'inverno e la natura tutta riposa inattiva. Quei due segni producono degli effetti tra loro analoghi, e dunque finiscono col rassomigliarsi nella loro azione."
Quello di Persefone non è l'unico mito che descrive le stagioni; ce ne sono moltissimi per ogni tempo e area del mondo.
Le stelle non offuscate dall'inquinamento luminoso apparivano nei loro percorsi stagionali precisi, tornando in modo rassicurante al loro posto ad ogni stagione, suggerendo un ordine superiore, un sistema di corrispondenze in cui si vedeva un sistema di causa - effetto e tante meravigliose storie.
Da ciò nacque l'astrologia, la tendenza a leggere un evento celeste come il precursore di un evento terrestre, come la levata di Sirio in Egitto che annunciava la stagione feconda.
Ecco il motivo per cui nell'astrologia si confonde il mito, e perché si è sempre trattato di un sistema poetico e magico.
L'arte astrologica è legata alle paure umane, ma anche al senso di riverenza verso la vita, alla gratitudine per il sorgere quotidiano del sole, per l'acqua che ci dà vita, per la primavera e l'estate che ci danno alimento e anche per l'oscurità invernale, che garantisce il rinnovarsi del mondo.


In alto nella foto, momenti dell'evento "Equinozio d'autunno: porta magica" al festival Women in Art ed. 2011, canti di Sukmar Marta Ricca e live painting del pittore Shoza

http://shozarte.blogspot.com/


Chameli Niang
(17 gennaio 2012)



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