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Fotoreporter

OMAGGIO A GERDA
Fu la prima fotoreporter impegnata attivamente a documentare la guerra di Spagna, dove fra il 1936 e 1939 decine di intellettuali europei ed americani si arruolarono nell'esercito repubblicano, sposandone la causa. La guerra di Spagna fu anche la prima ad avere avuto una imponente copertura mediatica, grazie anche alla diffusione della fotografia, che si apprestava a divenire testimone oculare dei fatti del mondo.

RHO - Esistono professioni che una donna non può svolgere? Certo che no, ma alcune sono estremamente pericolose.
Soprattutto se la passione per la verità, la difficile ricerca della notizia senza filtri o edulcorata da questo o quel fantoccio di regime, metta in pericolo la propria vita.
E' impossibile ricordare tutti i giornalisti e fotoreporter uccisi nelle aree calde del mondo solo perché hanno registrato e documentato la verità.
Un tributo di sangue a volte celato con strani incidenti, e solo la forza mediatica di un mondo democratico ci permette di ricordarne una piccola parte.
Gli scatti in cui si vede il ferimento di Oriana Fallaci in Messico, l'omicidio di Ilaria Alpi e del cineoperatore Miran Hrovatin, l'esecuzione di Maria Grazia Cutuli con altri tre colleghi in Afghanistan ed infine il rapimento di Giuliana Sgrena con il tragico epilogo con la morte di Giuseppe Calipari, ne sono in parte testimonianza.
La difficoltà è ora quella di documentare l'evoluzione della primavera araba, dove i fondamentalisti stanno oscurando la partecipazione femminile, imponendo alle donne protagoniste delle proteste la prova di verginità.
Gerda Taro (1910-1937) fu la prima fotoreporter impegnata attivamente a documentare la guerra di Spagna, dove fra il 1936 e 1939 decine di intellettuali europei ed americani si arruolarono nell'esercito repubblicano, sposandone la causa.
La guerra di Spagna fu anche la prima ad avere avuto una imponente copertura mediatica, grazie anche alla diffusione della fotografia, che si apprestava a divenire testimone oculare dei fatti del mondo.
Nell'agosto del 1936 Gerda Taro con il compagno Robert Capa giunsero in Spagna iniziando a scattare e diffondendo in tutto il mondo le orribili immagini della tragica avanzata nazionalista in Spagna.
La tecnica, il lavoro, la curiosità, le capacità, il senso etico ed estetico di Gerda Taro furono in parte oscurati dalla fama del fondatore della Magnum, ma fin dall'inizio la coppia lavorava affiatata e forse lei stessa fu l'artefice del mito di Robert Capa.
Gerda Taro fu una fotografa pioneristica e le sue opere sono state dimenticate per lungo tempo, ma fortunatamente una mostra di qualche anno fa a Forma, Centro Internazionale di Fotografia (Milano) ne ha ristabilito il valore.
Gli autori hanno affiancato ad una interessante mostra delle opere di Robert Capa una sua retrospettiva, dove è stata consacrata finalmente come fotografa di grande talento.
In quella mostra, divisa fisicamente solo nelle sale dell'allestimento, si è potuto apprezzare la simbiosi con la quale i due fotografi lavoravano.
Qualche differenza solo nell'attrezzatura li caratterizzava: lei preferiva una Rolleiflex a negativo quadrato, invece Leica 35 mm per lui. Ma il tema della guerra civile spagnola visto dai due fotografi, vista dalla parte dei Repubblicani, è reso in un racconto uniforme e allo stesso tempo tragico, passando dall'euforia delle prime vittorie, con reportage da Barcellona e Cordova, alla barbarie dei bombardamenti e alle prime sconfitte.
Interessante poi è la storia dello scatto di Robert Capa al miliziano lealista morente pubblicata sulla copertina di LIFE, divenuta icona dell'orrore di tutti i conflitti: il miliziano fu ritratto sorridente qualche attimo prima da Gerda Taro.
Gerda Taro morì non ancora ventisettenne nel 1937 durante la ritirata della battaglia di Brunete, schiacciata da un mezzo cingolato che urtò la vettura su cui viaggiava.
Anche Robert Capa, che rischiò la vita nello sbarco in Normandia, morì nel 1954 in Indocina a seguito dello scoppio di una mina.
Fotoreporter è una professione o meglio una passione molto pericolosa, ma è grazie al sacrificio di questi coraggiosi giornalisti che le barbarie della guerra entrano nel nostro mondo quotidiano e la memoria e il rispetto del loro lavoro ci permette di condannare e lottare contro ogni guerra.


In alto Gerda Taro in una foto di Robert Capa

Massimo Cova
(18 ottobre 2012)


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