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WIA Festival: il sentiero invisibile
A sei mesi dalla difficile decisione di annullare la IV edizione della manifestazione, Silvio Da Rù e Daniela Bestetti tornano a parlare del festival e di quello che potrebbe accadere in futuro. Un cambiamento radicale nel modo di essere organizzatori, di costruire network di collaborazioni e risorse. Un lavoro lungo e lontano dai riflettori, invisibile quanto necessario se si vuole dare un futuro sostenibile alla manifestazione.

Alessia Muroni BRESSO - Per chi ha seguito in questi anni il lungo percorso che ha condotto l'associazione Nuova Scena Antica ad ideare e realizzare tre edizioni dell'originale Festival del Femminile nell'Arte, e ha vissuto il difficile e doloroso momento dell'annullamento della IV edizione per il taglio totale dei finanziamenti, forse si starà domandando se quest'anno ci sarà una nuova edizione della manifestazione e, più in generale, se il festival resterà in vita e in quale forma. I due fondatori, Silvio Da Rù e Daniela Bestetti, hanno deciso di informare i lettori del magazine su quale sia attualmente la posizione della Direzione Artistica, la quale, proprio a seguito di quanto accaduto alla fine di luglio dell'anno scorso, merita una riflessione articolata che investe il senso e il modo di fare cultura oggi nel nostro paese (come ovunque).

A sei mesi dal delicato momento che il Festival ha attraversato con il suo annullamento, la prima domanda che vorrei rivolgervi è come avete vissuto questo periodo dopo quanto accaduto?
SD:
E' stato certamente un duro colpo. Come si può immaginare, inizialmente è prevalso l'aspetto emotivo, poi sono seguite difficoltà organizzative (annullare una manifestazione ormai pronta per partire ha comportato un lavoro praticamente identico a quello svolto per la sua preparazione), ed infine si è aperta la questione più complessa, legata al destino del festival, al suo orientamento e alle sue caratteristiche in futuro.
DB: All'inizio mi sono chiesta che senso aveva impegnarsi tanto per qualcosa che poteva essere cancellato con tanta facilità.
Poi, proprio accettando questa evidenza, la riflessione ha iniziato a prendere sfumature diverse: qual è la forza di una manifestazione che promuove gli "sconosciuti dell'arte", quale il suo valore culturale, che cosa difende, che risorse e che alleati esistono, quali possono essere gli interlocutori interessati, che cosa c'è al di là dei numeri e della consueta logica convenienza/vantaggio/profitto/prestigio? Sono queste le domande che si sono aperte.

Avete avuto testimonianze di solidarietà da parte del pubblico, dei collaboratori, delle istituzioni?
DB:
Molte da parte degli artisti che si erano già iscritti ai 7 Concorsi nazionali, alcune davvero commoventi. E diverse anche da parte dei collaboratori, inclusi alcuni giurati che hanno fatto sentire la loro vicinanza anche a distanza. Una soltanto dalle istituzioni che ci sostenevano, che si è detta dispiaciuta per quanto successo. Ma non lo dico in tono polemico: aver aperto gli occhi e guardare la realtà è stato "il regalo" più grande in questo momento storico così complesso.

E' stato utile dedicarvi all'organizzazione del Premio La Vela d'Oro Teatro, con le repliche al CRT dello spettacolo di Carla Carucci ad ottobre, e a Segreto di Stato, operazione civile sulla strage di Piazza Fontana, a dicembre?
SD:
Erano impegni precedentemente presi e non è stato facile portarli a termine in un momento così delicato.
DB: Personalmente è stato molto utile per comprendere ulteriori dinamiche, che l'entusiasmo e l'impegno del festival in precedenza non ci permettevano di osservare e di elaborare.

E rispetto ai Premi assegnati nella III edizione? A che punto siamo?
DB:
Il prossimo appuntamento è nel mese di marzo dedicato alla Donna, con la realizzazione della mostra bi-personale di Daniela Gardinazzi (vincitrice Pittura) e di Claudia Neri (vincitrice Fotografia) che si terrà dal 16 al 24 marzo allo Spazio Bresso Cultura ex ghiacciaie.
La stessa cornice ospiterà anche la presentazione letteraria delle opere edite vincitrici del concorso Narrativa e Poesia, con le autrici Alessia Muroni e Ivana Tanzi, prevista per domenica 24 marzo alle ore 17.00.
Avremo modo di approfondire l'evento in un articolo dedicato nelle prossime settimane.

Veniamo ora alla domanda che forse interessa maggiormente gli artisti e il pubblico: ci sarà quest'anno la IV edizione del Festival?
SD:
No, e i motivi sono diversi. Un primo ordine di ragionamento riguarda proprio l'anno in questione, dove sono imminenti le elezioni politiche e amministrative, quindi un momento di grande instabilità istituzionale.
Un secondo ordine di riflessioni riguarda il periodo storico che stiamo attraversando, di profondo mutamento sociale, economico e culturale.
Il terzo ordine riguarda invece che tipo di cultura vogliamo costruire, se di dipendenza dalle decisioni e umori altrui, oppure di rapporti basati su altri presupposti.
Tre filoni di pensiero diversi, ma allo stesso tempo intrecciati, ai quali, a nostro avviso, è necessario rispondere con chiarezza.
DB: Non siamo ancora pronti a realizzare qualcosa di veramente diverso, capace di sprigionare tutto il potenziale di questo universo che è il femminile e di questo strumento che è l'arte in tutte le sue forme.

A questo punto viene spontanea la domanda se il Festival Women in Art è a rischio di estinzione o se è rimandato ad un futuro prossimo.
SD:
La sopravvivenza di questa iniziativa, il suo destino, non sono unicamente connessi al reperimento delle risorse economiche.
La questione è più ampia e coinvolge un diverso modo di pensare in generale, all'arte e alla cultura in particolare. Forse non ci interessa più realizzare operazioni a compartimenti stagni: l'ideatore, l'organizzatore, il finanziatore, il creatore, il fruitore. Questo modo per noi è giunto al capolinea.
Diciamo che l'annullamento della IV edizione ha segnato uno spartiacque tra come eravamo e come vogliamo diventare. Pensiamo ad una cultura progettata mediante la cooperazione di forze diverse orientate verso un fine comune.
Il migliore esempio che mi viene in mente è il corpo umano, dove tutto concorre alla vita attraverso la collaborazione di sistemi complessi con funzioni e ruoli specifici.
Oggi riteniamo che non si possa più pensare ad una cultura che non coinvolga direttamente coloro che la realizzano e coloro che la fruiscono.
E' un processo complesso, che include una profonda rieducazione a guardare le cose dentro e fuori di noi in un altro modo.
Non è solo offrire qualcosa al pubblico, ma assumersi l'impegno e la responsabilità di quello che si va costruendo con gli altri...Sono questi i pensieri.
Ecco perché non è ancora possibile dire quando, come e dove avverrà la prossima edizione del Festival.
Women in Art non è una proprietà: il suo valore (non così cosciente nemmeno per noi fino ad oggi) consiste in un modo particolare di sentire la vita e le relazioni.
Questo è ciò che stiamo cercando di mettere bene a fuoco e dal quale deriveranno mezzi e direzioni future.
Un lavoro appena iniziato, e che al momento necessita di calma, silenzio e distanza dai riflettori.

Nella foto, opera "l'Abbraccio" di Wilma Baccheschi, finalista al Concorso Fotografia Premio La Vela d'Oro del festival III edizione


Alessandra Monti
(20 febbraio 2013)


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