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CONCERTO-RECITAL

Nel reame dei sensi - Linee marine
All'Auditorium della Civica Scuola di Musica debutta in prima assoluta la composizione originale per pianoforte e voce del giovane compositore Michel Frequin. In scena lo stesso Frequin con la cantante lirica georgiana Marine Guliashvili.

lineeMichel Frequin - Linee marine (foto Massimo Cova)


SESTO SAN GIOVANNI - «[.] vide, con sua grande meraviglia, un Coniglio bianco, con gli occhi rossi, passarle accanto tutto frettoloso.
Un Coniglio che, a differenza di tutti i conigli di questo mondo che camminano sulle quattro zampine, se ne andava ritto su quelle posteriori, vestito con un panciotto!
Passandole accanto, il Coniglio aveva estratto dal taschino del panciotto un orologio e aveva consultato l'ora.
Poi aveva brontolato: "Oh, povero me! Oh, povero me! Ho fatto tardi!".»
Per una sorte o per l'altra, ci sono "conigli" che grazie alla creatività di qualcuno sono diventati famosi: usciti da un cilindro sono entrati nella fantasia di molti attraverso le pagine di un libro o le immagini di celluloide, e sicuramente quello descritto da Lewis Carrol è uno dei più conosciuti.
Questo episodio ci è utile per presentare il concerto recital Nel reame dei sensi, in cui si esibiscono quattro artisti, tra cui il giovane compositore Michel Frequin, neodiplomato in composizione al Conservatorio G. Verdi di Milano, e autore della prima parte - intitolata Linee marine - composta appositamente per il Festival.
"Un giorno", dice Frequin, "decisi di prendere un coniglio e cercai di capire cosa fargli fare.
Iniziai a sentirmi compositore quando mi accorsi che potevo prendere tutti i suoni e i timbri che trovavo a disposizione e plasmarli, adattandoli a un pensiero interiore. Allora bastava avere un buon pensiero interiore e una discreta dose di buon gusto per fare qualcosa di onesto.
In effetti il processo compositivo è un po' più complesso, ma sono convinto che quello che conta sia partire sempre da un semplice "coniglio", ossia da tutto il possibile che guarda a secoli di storia della musica in tutti i paesi del mondo e dargli il senso che la situazione (filtrata dalla propria visione delle cose diviene "pensiero interiore") richiede in quell'istante.
Credo non abbia più senso affrontare l'angustiato dilemma tra modernismo e passatismo, che tanto attanagliava i compositori del XX secolo.
Oggi - sono convinto - ogni linguaggio è lecito e la principale abilità del compositore è di essere poliedrico, saper affrontare generi e stili diversi a seconda della situazione. E' chiaro che una certa imprescindibile predisposizione d'animo faccia propendere per una scelta o per un'altra, ma questo non può e non deve prescindere da un'illimitata libertà di fondo: quella di fissare nuove regole di volta in volta".
Linee marine è un testo, uno spettacolo, un concerto da camera e un recital insieme. La volontà di Frequin di essere l'autore di tutte le parti di questo format corrisponde alla volontà di renderle unitarie.
La parte musicale e la parte letteraria vanno di pari passo, il suono di una parola si traduce nel suono effettivo del cantato e del suonato.
Nel suo insieme musica e linguaggio sono una cosa sola, un luogo in cui un significato diviene chiaro solo quando viene colto nella sua completezza.
Per questa ragione la trama è sottile, impalpabile, secondaria alle suggestioni momentanee che, più che mostrare, fanno intuire una storia.
I personaggi interpretati da Marine Guliashvili, soprano georgiano, e Michel Frequin, con l'aggiunta di una voce narrante, sono esemplari di un vissuto comune di cui non interessano i dettagli.
Essi vogliono mostrare l'intrico di linee che percorrono il mondo relazionale e nel quale tutti incidentalmente sono invischiati.
"Queste Linee", continua Frequin, "sono sette, come sette sono i capitoli e i concetti espressi nella rappresentazione, e vogliono essere tinte di colore di cui si imbeve l'esistenza umana quando si pone in relazione con l'altro.
Ordinate in una successione cronologica, conducono dalla diffidente conoscenza dell'altro alla spiritualizzazione del legame instaurato.
Un'idealità cui l'essere umano naturalmente aspira, pur incontrando continui ostacoli nel realizzarla.
Le relazioni interpersonali in genere si fondano su un equilibrio tra attrazione e avversione, tra ricerca dell'altro e ricerca di se stessi.
Così i personaggi dello spettacolo si delineano in relazione reciproca e trovano un completamento soltanto nel concetto di amore, come sublimazione dell'essere.
Dal punto di vista musicale, ho cercato di tradurre lo scambio tra fisico e astratto che avviene sulla scena in un proliferare di contaminazioni, forme e stili differenti, mantenendo tuttavia un'aura da concerto cameristico, come a suggellare la separazione dallo spettatore, lasciato nella condizione di libero osservatore".
"Mi è difficile immaginare con precisione l'effetto che questo spettacolo avrà sul pubblico", conclude il compositore.
"Spero soltanto che rimanga nella memoria un'idea vaga, che nel tempo protragga la sua corsa fino a cadere in quell'apertura del terreno che conduce al centro della terra, o poco più su, in un paese delle meraviglie..."

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La Redazione
(10 settembre 2010)


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