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TERZA EDIZIONE

FESTIVAL WIA 2011: CIAK, SI INIZIA!
La terza edizione del Festival Women in Art apre questa sera alle ore 21 alla Villa Visconti d'Aragona di Sesto San Giovanni con il film del regista francese François Ozon, interpretato da Catherine Deneuve e Gérard Depardieu. Una deliziosa commedia che narra il percorso di una donna verso l'emancipazione e l'affrancamento da ogni ruolo prestabilito.

Locandina SESTO SAN GIOVANNI - È possibile raccontare la realtà contemporanea attraverso una piéce teatrale degli anni Ottanta?
Questa è la sfida che il regista François Ozon è riuscito a stravincere, creando un parallelo tra la lotta per il riscatto personale della "bella statuina" (in francese potiche) Catherine Deneuve e la sfida elettorale che ha visto l'intraprendente Ségolène Royale schiacciata dal neo-machismo del rivale Nicolas Sarkozy.
La piéce di Barillet e Grédy è stata rimaneggiata, aggiungendo una sorta di terzo atto che dà nuovo vigore alla battaglia tra i sessi centrale nel film.
Il regista ha però deciso di mantenere l'ambientazione negli anni Settanta, per avere maggiore distanza e mantenere i riferimenti alla situazione attuale su un tono da commedia.
Suzanne Pujol (Catherine Deneuve) viene presentata come un personaggio da cartone animato Disney: perfetta nella sua tenuta sportiva, con tanto di bigodini corre in mezzo al parco e gli animaletti che la circondano sembrano salutarla come fosse Biancaneve.
Le sue occupazioni sono circoscritte alla cura della casa, del marito, dei figli, come ogni angelo del focolare che si rispetti.
Sa qual è il suo posto nel mondo, il suo ruolo: è la moglie di un ricco industriale e in questo si esauriscono le sue funzioni e aspirazioni. Poco importa che la fabbrica di ombrelli che il marito dirige sia della famiglia di Suzanne: una donna non ha il diritto di esprimere la propria opinione, deve condividere il parere del marito e chiudere non uno, ma entrambi gli occhi quando questi si concede scappatelle a destra e a manca.
Il carattere autoritario di Robert Pujol (Fabrice Luchini) non si ripercuote solo sulle vite di moglie e figli, ma si estende alla conduzione della fabbrica, così da causare uno sciopero che sfocia nel suo sequestro.
La pragmatica Suzanne prende in mano la situazione e decide di tentare una conciliazione, ricorrendo alla sua conoscenza di vecchia data con Maurice Babin (Gérard Depardieu), sindaco e deputato comunista, che intercede presso gli scioperanti e riesce ad ottenere il rilascio di Pujol. Quest'ultimo, colpito da malore, è costretto a lasciare la direzione della fabbrica alla moglie, che si rivela inaspettatamente un'ottima guida grazie alle sue doti di mediatrice: si ristabilisce l'armonia che aveva caratterizzato la conduzione del padre di Suzanne, abbattendo la tirannia di Pujol. Ma il ribaltone è dietro l'angolo...
Il sapore anni Settanta si respira in ogni inquadratura, con citazioni esplicite dal punto di vista della messa in scena, dei costumi e dello stile registico.
L'emblema dello spirito di quegli anni sembra essere la figlia Joëlle, una perfetta copia di Farrah Fawcett, ma che si rivela la più conservatrice tra tutti i personaggi, nonostante i continui rimproveri alla madre per il suo conformismo e la sua arrendevolezza.
Non mancano i riferimenti agli status symbol, come la Mini guidata da Suzanne, e ai film dell'epoca, quale "La febbre del sabato sera" (immediatamente ravvisabile nella scena al night club, dove la pista è tale e quale a quella di John Travolta).
Ricorrente è anche la ripresa del tono di commedia sexy all'italiana, che si profila nelle scene che vedono il sig. Pujol e la sua segretaria Nadège e nello svelamento degli altarini della moglie Suzanne, che in realtà tanto perfetta non è: qui ritroviamo anche un gusto un po' mélo, accentuato dalle musiche di Philippe Rombi.
Il piacere che il regista ha provato nella ricostruzione degli ambienti - per i quali ha ammesso di essersi divertito a giocare con i suoi ricordi di infanzia - è evidente in ogni tratto del film.
A dispetto dell'aria retrò, potremmo definire questa commedia una perfetta esaltazione delle lotte per i diritti delle donne che, lungi dall'essersi concluse nel lontano '68, ancora furoreggiano nella società contemporanea.
Il tono comico attenua ogni tipo di estremismo, sia dal punto di vista della lotta di classe degli operai scioperanti che di quello femminista, ma il percorso che Suzanne compie incarna alla perfezione quello della donna verso l'emancipazione e l'affrancamento da ogni ruolo prestabilito.


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In alto la locandina del film


Roberta Tocchio
(28 agosto 2011)


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