Letteratura
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Primo Forum: Le circostanze dell'amore
Il romanzo di Alessia Muroni, vincitore del Premio la Vela d'Oro 2011 nel Concorso Italia Narrativa Edita, apre il primo forum della bella
iniziativa di Paola Marino e Pietro Luciano Belcastro. Di cosa si tratta? Leggete gli estratti del romanzo e gli spunti di riflessione contenuti in questo
articolo e poi parlatene liberamente nel Blog del magazine. Un modo nuovo per costruire una rete di appassionati che nel tempo potranno incontrarsi e parlare
di letteratura davanti ad un caffè, proprio come una volta.
ESTRATTO 1) da pag. 61 a pag. 63 e pag. 89
"Aveva imparato a prendere le distanze. Quando accadeva, quando non poteva più rimandare, quando sentiva attivare e salire quel pensiero.
Ogni volta cercava di opporre resistenza, di distrarsi. Prendeva in considerazione obiezioni morali, etiche, si richiamava agli affetti familiari e alle regole
e virtù del suo rango (...).
Cosa avrebbero detto, se avessero saputo? (...) In ogni città in cui arrivasse, prima o poi, scopriva dove andare. Bastava cogliere i segnali, afferrare frasi dette a
mezza bocca, o guardare certi annunci sul giornale (...).
Alla fine, il codice lo trovava sempre. C'erano vie, case, porte a cui bussare. Vicoli sudici, viali circondariali, portici di magazzini.
Sapeva dove andare (...) Usava avvicinarsi ai luoghi d'incontro camminando rasente i muri, con circospezione. Esitava un'ultima volta prima di girare l'angolo, o
aprire la porta del bordello. Li trovava lì, contro il muro sudicio o sul divano di un equivoco salotto, corpi offerti, aria noncurante o strafottente
o nervosa (...) Cominciava la caccia.
Uno sguardo, un modo di muovere la testa, un cenno in più o uno in meno. L'intesa poteva nascere da ogni cosa (...) Aveva fame e sete. (...) Così usciva da sé e
prendendo le distanze poteva finalmente guardarsi, e soppesare, scegliere, pagare, allontanarsi con un corpo a fianco.
Poi nell'ombra, in piedi contro il muro, o su un letto già diviso da tanti altri (...) giungeva all'apice (...) Affamato, veniva divorato fino all'estasi. (...)
Si sentiva tremare tutto, una sensazione indefinibile e disperante a metà tra eccitazione ed emozione. Allora cercava di non incontrare gli occhi della creatura davanti a sé.
Sapeva che se lo avesse fatto, vi avrebbe trovato riflesso se stesso, e questo non lo poteva sopportare. (...) Bisognava sbrigarsi, consumare, raggiungere lo scopo.
Poi si allontanava in fretta (...) allora poteva smettere di guardarsi, tornare in sé e riprendere il proprio posto, quello più adatto, dove lo avevano collocato secoli
di guerrieri, giuristi, cardinali, gentildonne, tutti coloro che avevano portato avanti il nome e la fortuna del casato, e l'onore, più di ogni altra cosa.
(...) Ha trovato un compromesso. Ha deciso che dentro di sé ospita un altro essere. Un secondo Federico. E i due Federico, quello che tutti vedono e conoscono, e l'altro, quello
che scopa e a volte si fa scopare in piedi contro il muro, non si incontrano. Viaggiano paralleli".
SPUNTO DI RIFLESSIONE ESTRATTO 1)
Scriveva lo psicologo svizzero Carl Gustav Jung che ognuno di noi è seguito da un'Ombra e meno questa è fusa nella vita cosciente dell'individuo, tanto più è nera e densa.
L'Ombra intesa come l'archetipo di quella parte rigettata e minacciosa del Sé, ciò che una persona non vuole essere; l'Ombra come sedimento degli istinti
incontrollabili, degli impulsi distruttivi, di tutte le caratteristiche personali considerate inferiori, primitive e quindi inaccettabili.
Questo mondo che sta sotto, nel profondo, per Jung è parte dell'inconscio: un luogo che possiede una forza e una potenza che probabilmente renderebbero l'esistenza
umana più intensa, se non si scontrassero con le istanze dell'Io e le convenzioni sociali.
Può l'Ombra essere guardata in faccia? Va conosciuta, anche nei suoi tratti peggiori, e accolta per darle voce in modo che non agisca inconsciamente e
pericolosamente? Chi non ricorda Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Stevenson, dove un rispettabile uomo di rigore scientifico vive la
propria ombra come fosse un'altra persona, sfuggita al controllo della coscienza.
Federico non vuole vedere se stesso negli occhi dell'altro. Federico viaggia su due binari paralleli insieme all'altro Federico: uno così attento alle convenienze,
l'altro perso nei sotterranei dell'anima.
Ma cosa sarebbe successo se Federico avesse compreso il valore unico e insostituibile della propria personalità, se avesse accettato le sue "brutture" e si
fosse sottratto alle convenzioni e alle regole della collettività dell'epoca? E oggi, volendo semplificare il discorso, siamo sicuri che sia più facile essere
portatori della propria individualità e sganciarsi da stereotipi di massa e pre-giudizi?
ESTRATTO 2) da pag. 101 a 103
Dialogo tra Guglielmina e Angelica
"Ma io non mi sento a disagio. Non ." - esitò alla ricerca della definizione giusta - Non mi sento nelle cose".
"Neanche io. A volte. (...) Voglio dire, la mia vita scorre su binari oliati e ben dritti, ma io rimango indietro. O dentro di me, sono altrove. (...)
Mi offende la vita che faccio. Questi doveri di cui non m'importa un fico secco. Questa famiglia il cui amore mi succhia la vita.
Dovere, rispettabilità, facciate da mantenere. Chi io sia davvero non ha importanza, ha importanza che ogni tassello combaci con l'altro.
Quello che risulta in più, viene stritolato nelle connessure. Ti dico qualcosa che poi rimpiangerò di averti detto. Io sono fuori posto. Sono inappropriata.
Sai che significa? (...) Non sai cosa significa essere fuori (...) Fuori da ogni possibile ruolo. Troppo intelligente per studiare quelle quattro sciocchezze da collegiali.
Troppo viva per indossare docilmente un busto. Troppo acuta per non far ombra a un uomo. Troppo alta per essere bella.
Troppo maschile per essere una donna, troppo femminile per essere un uomo. Troppo diretta, troppo sveglia, troppo agile, troppo brava.
L'allieva che mette in imbarazzo, la figlia che preoccupa, la donna che intimorisce. Troppo."
SPUNTO DI RIFLESSIONE ESTRATTO 2)
E' curioso come nel leggere questo brano del libro, la mia mente si sia agganciata al ricordo di un'altra bellissima lettura: Donne che corrono coi lupi di Clarissa
Pinkola Estès, che Margherita Giacobino menziona proprio alla fine del romanzo Le circostanze dell'amore.
La Pinkola Estès studia quella parte del femminino pura e genuina, quasi selvaggia, la cui spontaneità è stata soffocata. Alla psiche individuale è
stato reciso anche il più piccolo legame con l'anima del mondo, è stata anestetizzata, la si è fatta smarrire.
Donne private di entusiasmi, di iniziative, alla ricerca di un'autostima che non conoscono più. La studiosa americana analizza quanto e perché le donne
abbiano imparato nel tempo a rendersi deboli e impotenti per attenuare i conflitti con il mondo maschile, per conformarsi a chi pensavano le volesse così: la
famiglia e la società in generale.
In questo modo hanno "donato" ad altri la loro autonomia e il loro potere. Ma dalla rivoluzione femminile ad oggi, le donne si sono davvero riappropriate di se
stesse? E tutte le arti - dalla scrittura alla musica, alla pittura (così come nell'amore) - sono effettivamente spazi in cui le donne ritrovano la propria
anima profonda e la propria essenza ancestrale?
ESTRATTO 3) da pag. 158 a 160
Il barone si schiarì la voce, prese dei fogli e li scartabellò come in cerca di qualcosa (...) "Angelica. Ora che ti vedo davanti a me, vorrei aver trovato altri
modi, altre parole.
Ma non mi era possibile. (...) Sono andato via per non farti del male (...) Non avrei pensato che potesse accadere a me, a tutti noi, eppure era accaduta questa
cosa impensabile ed io ero del tutto impreparato. (...) Mi sentivo come un campo devastato da una tromba d'aria. (...)
La nostra vita salta in aria, e noi non sappiamo neanche a chi dirlo, scopriamo che non è possibile dirlo a nessuno, e che siamo soli di fronte a certe cose. (...)
Dopo qualche giorno mi sono risoluto a parlarne con il dottor Carbone. (...) Ha consigliato un ricovero immediato. (...) Poi ha tirato fuori quella parola, orribile, come
un colpo di fucile in fronte, come uno sputo in faccia, che vergogna, lesbica".
"Lesbica? Che. che significa? E' una malattia?"
"Io sapevo che tu non sapevi. Che, a tuo modo, eri innocente. Forse è per questo che non ho firmato subito il permesso per il tuo ricovero in manicomio.
Ho pensato, non alla mia bambina. Io l'ho visto un manicomio, Angelica (...) e ho deciso che ti avrei uccisa con le mie mani, piuttosto".
Il barone si alzò dalla poltrona, andò verso la scrivania e tolse via un'intera fila di libri (...) "Guarda qui (...) Parlano tutti di te.
Della tua mostruosità. Ho viaggiato (...) sono passato da Torino da Lombroso. Mi hanno consigliato tutti la stessa cosa. Il ricovero forzato.
Ho letto le loro parole, ho studiato i loro metodi, ti avrebbero distrutta figlia mia, avrebbero mutilato il tuo corpo e offeso la tua mente.
Non me la sono sentita. Se ho sbagliato a non ascoltarli ne chiedo perdono innanzitutto a te. Forse con la mia pietà ti sto facendo più male del bisturi e dei
letti di contenimento, dei bagni gelati e della cella d'isolamento. (...)
Dio abbia pietà di me e di te, della mia debolezza e della tua malattia (...) Ma è ora che tu riprenda il tuo posto in famiglia. (...)
Mi hanno anche consigliato il matrimonio quale cura più adatta, ma non mi sento di costringerti, né a dir la verità mi sento di imporre ad alcuno il peso
della tua malattia (...) Rimarrai con noi".
SPUNTO DI RIFLESSIONE ESTRATTO 3)
".Fui quindi internata a mia insaputa e mi resi conto di essere entrata in un labirinto dal quale avrei fatto molta fatica ad uscire".
Sono le parole con cui Alda Merini ricordava il momento in cui le porte dell'ospedale psichiatrico si chiusero dietro di sé. Psicotici, abbandonati, orfani,
stravaganti, omosessuali, rivoluzionari, schizofrenici, malati reali o uomini e donne che semplicemente evidenziavano comportamenti "oltre gli schemi" sono finiti
nello stesso calderone: il manicomio.
Figuriamoci quale potesse essere il destino di una donna lesbica nel 1898 in Italia, anno in cui si intrecciano le storie di Angelica e Guglielmina, della famiglia
Almaviva e dei Carmontel.
Gli studi sulla fisiognomica di Lombroso oggi ci fanno sorridere, i manicomi sono ormai chiusi, ma è pochi giorni fa una frase pronunciata dall'ex-ministro della Famiglia
che ha definito il bacio tra due donne "fastidioso come vedere uno che fa la pipì per strada".
Ciò che ci fa paura preferiamo negarlo, nasconderlo e l'uomo da sempre tende ad avere paura del diverso, ma diverso da chi, diverso da cosa?
Difficile trovare risposte razionali e tutto ciò che appare difforme suscita un'inspiegabile angoscia che diventa minaccia.
Alla costante ricerca e costruzione della propria identità, l'uomo ha sempre il bisogno di vedere nell'altro un proprio simile? E se questo non accade, quali
ipotesi si fanno strada? Quali fantasmi escono dal profondo, ammantati di odio e di paure antiche come l'uomo stesso?
Benvenuto, allora, al nuovo Internet Book Cafè!
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In alto la copertina del libro "Le circostanze dell'amore" di Alessia Muroni edito da Il Dito e la Luna
a cura di Paola Marino
(23 febbraio 2012)
Alcuni diritti riservati
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