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Simona Bertozzi: anatomia del movimento
Corpi in ascolto nella totalità del loro orizzonte percettivo, in continua mutazione, che spostano all'infinito le proprie traiettorie, ridefiniscono le geometrie articolari, le tangenze, i volumi dell'aria e degli altri corpi con cui interagiscono: sono alcuni degli elementi che distinguono la ricerca di Simona Bertozzi



BOLOGNA - Una figura esile e potente al tempo stesso, una presenza scenica che sorprende per la precisione delle intenzioni, i tragitti del movimento e le traiettorie nello spazio. E' Simona Bertozzi - danzatrice, coreografa e performer - la cui ricerca e scrittura coreografica coniugano il linguaggio e le possibilità della danza contemporanea con la consapevolezza di un corpo/spazio/suono che genera un alfabeto rigoroso ma continuamente negoziabile di possibilità e di relazioni.

Quali sono stati gli incontri più significativi della tua formazione? Che segno hanno lasciato nel tuo percorso individuale?
SB:
A 13 anni ho incontrato la mia prima insegnante di danza classica, Jana Melandri, e non l'ho lasciata fino alla fine del liceo e il trasferimento a Bologna, per iniziare il percorso universitario e parallelamente lo studio della danza contemporanea. Prima dello studio della danza classica, avevo alle spalle diversi anni di ginnastica artistica e una necessità innata all'utilizzo estremo dell'energia e del virtuosismo del corpo. Jana ha saputo aprire in me un nuovo orizzonte di pensiero verso la disciplina e lo studio del codice, conducendomi ad un ascolto più minuzioso del rigore posturale e a una maggiore coscienza del movimento e delle geometrie dello spazio. E senza tarpare la mia "irrequietezza", ma trasmettendomi i fondamentali per incanalarla al meglio e farne ragione di crescita.
Successivamente, nel percorso di studi di danza contemporanea, ho avuto la fortuna di incontrate molti insegnanti e coreografi che certamente hanno lasciato tracce importanti nella mia formazione di danzatrice, per citarne alcuni: Maria Pia Urso, Nicola Laudati, Tomas Aragay, Wim Vandekeybus. Tuttavia, per necessità di sintesi, e per arrivare ad anni più recenti, vorrei soffermarmi sull'incontro con Jonathan Burrows a Londra nel 2008. Avevo da poco intrapreso il mio percorso di ricerca e creazione coreografica, per cui la necessità di studio e approfondimento si apriva verso quesiti e necessità più articolate. Burrows mi ha trasmesso alcuni elementi, tuttora sostanziali, sulla composizione coreografica, sulla sua organizzazione in merito alla durata, alla percezione qualitativa del tempo, l'uso della ripetizione nell'ingaggio con lo spettatore e il luogo reale della comunicazione... E Virgilio Sieni, certamente! Con lui ho lavorato per quasi sei anni. Il maestro che mi ha condotta per tante volte nella poesia totale della danza, nel rigore, nella difficoltà e nella dedizione che sottostà all'agire, alla densità del gesto e alla complessità della scrittura del movimento.

La ricerca del movimento come consapevolezza profonda dell'anatomia del corpo: di che tipo di connessione stiamo parlando? E quando il movimento diventa danza?
SB:
Quando parlo di anatomia, intendo un corpo che sappia mettersi in ascolto nella totalità del suo orizzonte percettivo. Un corpo in continua mutazione, in dialogo con la pulsazione atmosferica, con la sostanza del tempo, dello spazio, con le variazioni di luce e temperatura, con i volumi dell'aria. Un corpo che si lascia attraversare dalla materia stessa con cui è in dialogo, e può spostare all'infinito le proprie traiettorie, ridefinire le geometrie articolari, le tangenze, i volumi che incontra, quello dell'aria o degli altri corpi con cui interagisce, e le conseguenti risoluzioni dinamiche. Un corpo che si predispone, così, a divenire tessuto connettivo della scrittura coreografica e "acceleratore" di immagini.

Come si svolge il processo di creazione di una sequenza coreografica? Che cosa chiedi ai danzatori che lavorano con te?
SB:
La creazione del fraseggio coreografico avviene con un intento molto simile a quello grammaticale: il corpo mette in atto delle soluzioni gestuali, che, dal loro emergere come tracce originarie (come lettere e parole), si vanno via via arricchendo e articolando in quello che si attiva e dispiega come processo di composizione del movimento. Processo che, per trovare la sua definizione, deve strutturarsi in una materia più complessa, una grammatica di incontri e "criticità" con la materia del tempo e dello spazio. Ecco il fraseggio coreografico. Ogni lavoro, avrà poi la propria necessità immaginifica, in relazione al soggetto su cui si sta improntando il percorso di creazione.
Ai danzatori chiedo di comporre il proprio movimento, immaginandolo come una configurazione indotta dall'azione degli altri corpi, se si lavora in gruppo, o come forma dialogica con l'ambiente circostante, se la presenza è singola. L'essenziale è infrangere la perentorietà di un'azione esaurita nella pura estensione formale. Il grafico della singola presenza, che si muove nello spazio così come quello più complesso di tanti corpi, mi appare sin dall'inizio come una ragnatela di rimandi, scie, traiettorie, un'epidermide che si tende per sfondamento dei perimetri e delle singole anatomie.

Questo numero de I QUADERNI di Nuova Scena Antica riflette sul valore educativo dell'arte. Nella tua esperienza, che ruolo e che senso dai all'insegnamento? Spirito critico e indipendenza intellettuale sono valori a cui le forme d'arte possono educare?
SB:
In generale mi appassiona osservare il passaggio della pratica corporea, che caratterizza aspetti fondamentali della mia ricerca, in altre tipologie di fisicità. Distanti per età, immaginario, provenienza culturale. Siano essi bambini, adolescenti o adulti, quello che cerco di ritrovare è una ricaduta nella corporeità che, pur incontrando elementi del codice della danza, regole a cui attenersi per un corretto atteggiamento posturale e motorio, possa poi rivolgersi ad un sentire più ampio, all'essere umano e al suo cammino in "natura". Mi interessa trasmettere un pensiero sulla danza intesa come luogo di scambio e crescita nei confronti della propria corporeità e della relazione con gli altri. Dunque, sì, l'arte può essere un viatico per la crescita e educare all'acquisizione di uno spirito critico e indipendenza intellettuale, coniugando sempre il vigore e l'urgenza creativa a un'assunzione di responsabilità nei confronti del contesto in cui si inserisce la propria creatività.

Grazie Simona.

Simona Bertozzi è coreografa, danzatrice, performer. Vive a Bologna, dove si laurea al Dams. Dopo studi di ginnastica artistica e danza classica, approfondisce la danza contemporanea tra Italia, Francia, Spagna, Belgio e Inghilterra. Lavora, tra gli altri, con Tòmas Aragay e dal 2005 al 2010 con Virgilio Sieni. Dal 2005 conduce un percorso autoriale di ricerca e scrittura coreografica. Nel 2007 vince il concorso coreografico GD'A (Giovani Danzautori dell'Emilia Romagna) ed è selezionata per il festival Aerowaves (The Place Theatre, Londra). Nel 2008 con Terrestre prende parte al progetto internazionale Choreoroam (Londra, Rotterdam, Bassano del Grappa). Nel 2008 fonda la Compagnia Simona Bertozzi / Nexus. Dal 2009 al 2012 realizza Homo Ludens, quattro episodi danzati sull'ontologia del gioco. Nel 2013 crea Elogio de La Folia, opera coreografica su musiche di A. Corelli (Ravenna Festival). Nel 2014 presenta Guardare ad altezza d'erba (Biennale Danza Venezia), A ritroso sortirà (Operaestate Festival), Oratori_ae con musica e live electronics di Francesco Giomi, Orphans (Festival MilanOltre) e Animali senza Favola (Arena del Sole, Bologna). Nel 2015/16 si occupa del progetto Prometeo, strutturato in sei quadri, e crea Anatomia con Francesco Giomi e Enrico Pitozzi.
I suoi lavori sono presentati in prestigiosi festival, sia in Italia (Biennale Danza Venezia, Romaeuropa, MilanOltre, Santarcangelo dei Teatri, Operaestate Festival, Interplay Torino, Aperto Festival Reggio Emilia, Ammutinamenti Ravenna, Mittelfest, Teatro Kismet Bari, Autunno Danza Cagliari, Css Udine) che all'estero (Aerowaves, The Turning World Londra, Dance Week Festival Zagabria, The Point Theatre-Eastleigh Dance a Lille, Tanec Praha Festival, Festival de là Citè Lausanne, Correios em Movimento, Danca em Transito Rio de Janeiro, Masdanza, Intradance Mosca, Festival Fringe Edimburgo).

www.simonabertozzi.it


In alto nell'ordine, "Animali senza favola" foto di Futura Tittaferrante, Simona Bertozzi foto di Cavallo&Colonna, e "Prometeo: il Dono" foto di Luca del Pia.

Daniela Bestetti
da I QUADERNI di Nuova Scena Antica
Anno 8 Numero 1
(2 luglio 2014)



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