ITALIA
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CIE TWAIN
Nata nel 2006 dall'incontro tra la coreografa e regista italiana Loredana Parrella e il designer belga Roel Van Berckelaer, questa compagnia di danza
contemporanea d'autore ha all'attivo oltre dieci produzioni in soli quattro anni
ROMA - "Se dico Twain tu a cosa pensi?". Con queste parole esordisce la compagnia Cie Twain, con sede a Ladispoli (Roma). Intrigante non è solo il
nome ma anche il lavoro che il gruppo propone, vincitore del Premio Marte Awards, sezione Danza, miglior compagnia 2010.
Abbiamo intervistato la direttrice artistica e coreografa Loredana Parrella per conoscere più da vicino questa realtà della danza contemporanea italiana.
Qual è il rapporto tra il nome della compagnia e il tipo di lavoro che proponete?
LP: Mark Twain c'entra qualcosa... Il suo vero nome era Samuel Langhorne Clemens. Si era scelto uno pseudonimo derivandolo dal grido della marineria
fluviale degli USA per indicare la profondità di sicurezza delle acque: "By the mark, twain!" ovvero: "Dal segno, due!", sottintendendo le tese.
Dunque Twain è il termine arcaico per indicare il due. Il due c'entra qualcosa...
Le entità distinte, contrapposte sono un principio della mia danza che vive sugli opposti. Cerco di comprendere leggi fisiche per applicarle ai corpi, e un corpo, per
poter sfidare le leggi della fisica, deve avvalersi delle tecniche degli opposti. Ma se dall'arcaico saltiamo al moderno, Twain è uno standard di comunicazione
tra computer e dispositivi per acquisire immagini.
La parola Twain si è trasformata nell'acronimo "Technology Without An Interesting Name". Ho modificato ulteriormente il senso e Twain diventa Theater Without
An Interesting Name, ovvero "teatro senza un nome importante".
I miei lavori nascono dalle mie visioni, sono viaggi nel tempo. Non posso spiegare ciò che vedo e per questo mi immergo nella scrittura del corpo che mi permette
di dire senza che nulla si sveli veramente...
Per me la danza è uno strumento, che utilizzo per sentirmi libera di inventare codici dentro i quali mi perdo e mi ritrovo.
Un istinto che mi porta sempre a sorprendermi.
Come nascono le coreografie?
LP: Le mie visioni incontrano la vita quotidiana, concentrando la mia ricerca sulla potenzialità di diversi linguaggi.
L'incontro con le persone, i differenti stili di vita e cultura, la musica, il cinema, il teatro, la letteratura, sono la struttura portante delle mie creazioni.
Nel corso degli anni ho sviluppato un mio mondo di intendere e vivere la danza: gli spettacoli sono manifesto di un mondo fatto di interiorità e pensiero, di
ispirazioni che nascono dal corpo e di visioni che diventano forma.
Gli stati d'animo si fanno leggeri nei corpi che si piegano, si estendono, si deformano e si formano nuovamente; corpi che a volte esprimono la
potenza di un'emozione, altre fragilità e vulnerabilità; figure a volte eleganti e forti, a volte semplicemente ironiche.
Cos'è lo SpazioCTw e quali attività lo contraddistinguono?
LP: Una struttura di 280 mq completamente ristrutturata per la danza, il teatro e la musica, che ci ha consentito di approfondire il lavoro di ricerca.
Un cantiere che dal 2007 ci permette di sviluppare molti progetti, avvalendoci del sostegno di enti pubblici e privati.
Tra i più rilevanti, Attività Artistiche in Residenza e OFFicINa di TsT, all'interno del quale proponiamo Cantieri_Masterclass di Danza Contemporanea e il Bando DOPPIA V, arti
sceniche in video.
In ambito formativo, dal 2007 sosteniamo corsi di perfezionamento per giovani danzatori, il progetto caMpus: musica, movimento, messa in scena (2010) e il progetto
Itinerario44 che si svilupperà in 11 comuni e teatri della Provincia di Roma (2011).
Tradotto nel linguaggio del corpo e della scena, cosa significa per voi sperimentare?
LP: Lavoro sulla formazione dei giovani talenti, credendo fermamente che le abilità creative possono essere sviluppate soprattutto attraverso l'educazione
alla cultura. La mia ricerca origina dalla fede sociale e culturale, assorbendone e realizzandone gli specifici bisogni espressivo-comunicativi; la mia teatralità
si genera come complesso di esigenze individuali e collettive, dove protagonista è l'essere umano.
Un percorso per formare quell'individuo liberato nel corpo e nello spirito, pronto per il recupero della propria ancestralità: da qui la nascita del suo personale
linguaggio artistico.
In alto "Féroce présence" - foto di Hide Ashizawa
da I Quaderni di Nuova Scena Antica anno 3 n.1
(17 agosto 2011)
Alcuni diritti riservati
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