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FOTOGRAFIA

4 REAL & TRUE 2
Wenders. Landscapes. Photographs.
E' il titolo della mostra dedicata alle opere fotografiche di uno dei maggiori registi cinematografici del nostro tempo, Wim Wenders, per scoprire quanto del suo immaginario sia collegato alla fotografia e allo studio del colore in pittura. Dal 18 aprile al 16 agosto 2015 al museo Kunstpalast di Düsseldorf (D).



Düsseldorf (D) - Il 14 agosto il noto regista tedesco Wim Wenders compirà settant'anni e Düsseldorf, sua città natale, gli ha dedicato una speciale ed imponente mostra nelle sale del museo Kunstpalast. La fama internazionale di Wim Wenders è principalmente legata ai suoi film, di cui ricordiamo solo alcuni titoli, come "Paris, Texas", "Il cielo sopra Berlino", "Pina" fino al recente documentario "Il sale della terra", un ritratto del fotografo brasiliano Sebastião Salgado, ma non dobbiamo dimenticare che la sua produzione fotografica è altrettanto importante.
In gioventù Wenders desiderava intensamente abbracciare l'arte della pittura e per sua stessa ammissione fu fortemente influenzato dalle opere degli olandesi Vermeer e Rembrandt, ma per sua sventura non fu ammesso all'accademia di Belle Arti di Düsseldorf. Dopo un soggiorno a Parigi, optò quindi nel 1967 per la neonata Accademia della TV e del Cinema di Monaco di Baviera, dove studiò per impossessarsi dei segreti della settima arte. Scoprì così il significato dei colori per il suo lavoro fotografico e sicuramente per il successivo impegno cinematografico, studiando i quadri di Paul Klee, Kandinsky, Beckmann e Edward Hopper. Come regista e fotografo riconosce l'importanza della storia della pittura nella sua opera, molto più della storia della pellicola o della fotografia. Wenders considera il suo lavoro fotografico, nel vero senso della parola, come interazione di luce (phos) e pittura (graphein), con la possibilità di catturare un momento unico nel tempo. Dall'iniziale bianco e nero, Wenders da tempo fotografa con pellicole a colori, mescolando quindi la fotografia alla pittura.
In tutti questi anni Wim Wenders ha saputo dividere la sua vita professionale fra cinema e fotografia, mantenendoli indipendenti fra loro e alternando l'elevata socialità della realizzazione di un film al mondo solitario della sua fotografia, dove l'unica compagna di viaggio è la moglie Donata, anch'essa affermata fotografa.
Se si viaggia molto - scrive Wim Wenders (il nomade, l'europeo viaggiante, l'artigiano della luce) - se vi piace il vagabondaggio nel senso letterario di perdere se stessi, si può finire nei posti più strani. Penso che debba essere una sorta di radar incorporato, quello che spesso mi porta in luoghi che sono o particolarmente tranquilli o peculiari".
In mostra al Museo Kunstpalast vi è una selezione di 79 fotografie di grandi dimensioni, tutte realizzate con apparecchi di medio formato analogici e rigorosamente senza illuminazione artificiale e senza l'ausilio del treppiede. Le immagini esposte spaziano dalle fotografie in bianco e nero dei primi viaggi negli Stati Uniti dell'artista alle monumentali panoramiche, dalla sua visione di Ground Zero realizzate grazie all'amicizia con Joel Meyerowitz fino alle sue più recenti opere.

Un insolito compagno di viaggio alla vista dell'Ayers Rock, una fattoria in un campo di grano che ondeggia, una ruota panoramica arrugginita in un campo vuoto in Armenia, un cinema all'aperto a Palermo, una casa abbandonata nel vecchio quartiere ebraico di Berlino e una Potsdamer Platz in piena ricostruzione: le fotografie di Wenders nella loro tranquilla malinconia mostrano raramente persone, ma ne testimoniano la presenza, seducendoci o provocandoci fino ad evocare le nostre storie relative a quei luoghi. E' ai lunghi viaggi in America e allo studio dei pittori Hopper e Wyeth che Wenders deve la sua scoperta del colore, di cui ritroviamo l'influenza e l'evoluzione nella fotografia di "Paris, Texas" e "Non bussare alla mia porta" (Don't coming knocking). Inquietanti sono i fotogrammi della pellicola che Wim Wenders ha scattato a Fukushima, durante il suo soggiorno nel 2011 in quella parte del Giappone in occasione della presentazione del suo film "Pina". Alla partenza da Tokio, la radioattività era nella norma, ma più si avvicinava a quei luoghi più i dati registrati e comunicati dalle autorità erano preoccupanti. L'uso della pellicola analogica sviluppata al suo ritorno ha permesso di registrare l'effetto delle radiazioni, ancora presenti in quella provincia. Wim Wenders ha scritto anche i testi per molte delle sue opere fotografiche, i cui ritmi ricordano poesie. In questi scritti racconta le sue impressioni, osservazioni e pensieri.
La mostra 4 REAL & TRUE 2, visitabile fino al 16 agosto, è stata curata dal direttore generale del museo, Beat Wismer, e dallo stesso Wim Wenders, a cui è stato sicuramente concesso il parere finale, il famoso final cut.


Nelle foto, locandina della mostra e "Two cars and a woman waiting" di Wim Wenders (opera acquistata sul sito Sedition).


Massimo Cova
(7 agosto 2015)



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